Friday, March 24, 2006

Venite pure avanti,
voi con il naso corto,
signori imbellettati,
io più non vi sopporto!

Infilerò la penna
ben dentro al vostro orgoglio
perché con questa spada
vi uccido quando voglio.

Venite pure avanti
poeti sgangherati,
inutili cantanti
di giorni sciagurati,
buffoni che campate
di versi senza forza
avrete soldi e gloria
ma non avete scorza;

godetevi il successo,
godete finché dura
ché il pubblico è ammaestrato
e non vi fa paura
e andate chissà dove
per non pagar le tasse
col ghigno e l'ignoranza
dei primi della classe.

Io sono solo un povero
cadetto di Guascogna
però non la sopporto la gente
che non sogna.

Gli orpelli? L'arrivismo?
All'amo non abbocco
e al fin della licenza
io non perdono e tocco.

Facciamola finita,
venite tutti avanti
nuovi protagonisti,
politici rampanti;
venite portaborse,
ruffiani e mezze calze,
feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto
del qualunquismo un arte;
coraggio liberisti,
buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre
chi pagherà le spese
in questo benedetto
assurdo bel paese.

Non me ne frega niente
se anch'io sono sbagliato,
spiacere è il mio piacere,
io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti
da sempre mi balocco
e al fin della licenza
io non perdono e tocco.

Ma quando sono solo
con questo naso al piede
che almeno di mezz'ora
da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia
e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito
il sogno di un amore;

non so quante ne ho amate,
non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino
le donne le ho perdute
e quando sento il peso
d'essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo
e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento
che il grande amore esiste,
amo senza peccato,
amo ma sono triste
perché Rossana è bella,
siamo così diversi;
a parlarle non riesco,
le parlerò coi versi.

Venite gente vuota,
facciamola finita:
voi preti che vendete
a tutti un'altra vita;
se c'è come voi dite
un Dio nell'infinito
guardatevi nel cuore,
l'avete già tradito

e voi materialisti,
col vostro chiodo fisso che Dio è morto
e l'uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra,
da maiali, tenetevi le ghiande,
lasciatemi le ali;

tornate a casa nani,
levatevi davanti,
per la mia rabbia enorme
mi servono giganti.

Ai dogmi e ai pregiudizi
da sempre non abbocco
e al fin della licenza
io non perdono e tocco.

Io tocco i miei nemici
col naso e con la spada
ma in questa vita
oggi non trovo più la strada,
non voglio rassegnarmi
ad essere cattivo
tu sola puoi salvarmi,
tu sola e te lo scrivo;
dev'esserci, lo sento,
in terra in cielo
o un posto dove non soffriremo
e tutto sarà giusto.

Non ridere, ti prego,
di queste mie parole,
io sono solo un'ombra
e tu, Rossana, il sole;

ma tu, lo so, non ridi,
dolcissima signora ed io
non mi nascondo sotto la tua dimora
perché ormai lo sento,
non ho sofferto invano,
se mi ami come sono,
per sempre tuo Cirano.
Francesco Guccini